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MISSA VENITE EXULTEMUS DOMINO

Nell'ambito dei Concerti di San Torpete (chiesa omonima, Piazza San Giorgio, Genova), l'Accademia dei Virtuosi - ensemble stabile della Scuola Musicale Giuseppe Conte e Cappella Musicale della Chiesa di San Torpete - propone domenica 12 giugno 2011 alle ore 10 la Missa “Venite, exultemus Domino”, creazione originale realizzata per “I concerti di San Torpete”, in prima esecuzione mondiale.
L'ingresso è libero e gratuito.

Dice di essa la compositrice, Alessandra Vavasori:
Un giorno l’amico Luca Franco Ferrari, con cui avevo avuto il piacere di fare bellissima musica, mi telefonò e mi chiese: “ visto che ti abbiamo sentito cantare e suonare e che il tuo repertorio è ampio, adesso che studi composizione perché non scrivi una messa per la Cappella Musicale di San Torpete?” . Lì per lì credevo fosse uno scherzo, ma Luca diceva sul serio. Accettai con gioia la commissione e l’invito ad esprimermi in veste di compositrice.
La richiesta era per la celebrazione della funzione di Pentecoste, una festività impegnativa e nel contempo ancora sotto l’energia della Risurrezione. Così pensai alle potenzialità vocali degli amici dell’Accademia dei Virtuosi e ad un accompagnamento anomalo e un po’ diverso dal solito: un contrabbasso, l’organo e le percussioni.
Studiando il Liber Usualis decisi che lo spunto che meglio avrebbe espresso la gioia della Risurrezione e la potenza dello Spirito Santo da quando l’uomo emise la sua prima manifestazione di esaltazione poteva provenire dai salmi alleluiatici della festa di Pentecoste, e nella fattispecie in numero 94.
Ecco quindi prendere forma il Kyrie, che dovrebbe dare il senso della supplica e al tempo stesso della fermezza, con cui dare e chiedere pietà. Decisi di introdurre il testo con un tema fugato che sfociasse in un Christe singhiozzante e disperato, sottolineato dalle pause in sincope, per poi tornare nuovamente al Kyrie, questa volta più forte, concluso da un unicum vocale spiegato, preceduto da reiterati cromatismi su accordo semplice.
Per il Gloria, uscito dalla mia penna tutto d’un fiato, volevo qualcosa che offrisse subito un rimando etnico, un “ricordo dei tempi”, l’esaltazione tribale di quell’espressività umana che, attraverso il ritmo e la voce quasi urlata, si inchinava alla grandezza degli eventi. Ecco quindi spiegato il ritmo reiterato e ipnotico del contrabbasso (suono scuro, terreno) che introduce e accompagna il secondo brano dell’Ordinarium Missae e su cui si inserisce la giubilante intonazione del “ Gloria nell’alto dei cieli”. Per sottolineare maggiormente tutto questo era necessaria una contrapposizione “celeste” attraverso l’inserimento di un paio di momenti in cui il coro -a ranghi ridotti- canta a cappella, quasi a dar voce alle schiere angeliche. Ero riuscita così a rappresentare quel particolare “ macrocosmo” interiore tanto caro anche ad Hildegard von Bingen. E proprio tra la visceralità terrestre e il sublime del Cielo si colloca l’elemento di giunzione: l’uomo. E cosa meglio di un eco di canto gregoriano può rappresentare la nostra tradizione cristiana?
Ho voluto connotare il Sanctus con la maestosità e che spetta al Santissimo. Le prime battute accolgono e sospingono alla preghiera, mentre il successivo “ pleni sunt…”, festoso e in una tonalità ardita rispetto a quelle precedenti, conduce a un “Hosanna” di ispirazione barocca. Per il “Benedictus”, che ho trattato come momento cardine del Sanctus, ho pensato a Mozart e alle sue arie concertate. Lo strumento concertante è il contrabbasso, che con le sue profonde sonorità esalta ed eleva il canto del soprano , il tutto sostenuto da un semplice basso continuo affidato all’organo.
Come spesso la tradizione sei-settecentesca prevedeva, l’Agnus Dei riprende il tema del Kyrie.
Il mottetto “Venite exultemus domino” propone inizialmente l’incipit gregoriano tratto dal liber usualis in modo che i fedeli, dopo averlo ascoltato per un paio di volte, possano partecipare con il loro canto assembleare a quello del coro. Non è volutamente un brano complesso, poiché il momento della comunione è quello della riflessione, del dialogo intimo con Dio e una composizione troppo elaborata avrebbe potuto distrarre l’assemblea da tutto questo.
Ringrazio Don Paolo Farinella che mi accoglie in San Torpete in questa Domenica di Pentecoste, e che, insieme al M° Luca Franco Ferrari e agli esecutori tutti, con stima e affetto mi hanno dato questa possibilità.